Cannaruto e canarile

Tra le parole della memoria ricordo che la parola canaruto (o cannaruto) ricorreva spesso che benevoli rimproveri che gli adulti rivolgevano a noi bambini. L'invito a non essere troppo canaruto arrivava spesso dai genitori o dai parenti più vicini come nonni e zii.
In alcuni dialetti meridionali il termine cannaruto significa ghiottone,goloso e viene spesso utilizzato come bonario rimprovero.

Se per esempio un bambino mangiava troppe cioccolate, biscotti o zucchero si sentiva apostrofare come "canaruto" oppure che aveva il "canarile" lungo. Canarile è un termine dialettale che sta ad indicare l'esofago,la gola.
La golosità, l'avidità del buon cibo, per esempio è chiamata cannarutizia nel napoletano e cannaturia nel tarantino.
Nella zona di Cerignola circolerebbe una leggenda legata a San Pietro patrono della città. A me pare che si tratti di un fantasioso aneddoto popolare.
Secondo una leggenda locale San Pietro ogni tanto ne combinava qualcuna delle sue. Passando in zona vide un prosciutto appeso ad una finestra e senza pensarci due volte se ne impossessò. Gesù non la prese bene e impose di restituire l'oggetto del furto. Pietro non riuscì a ritrovare il proprietario e quindi si tenne il prosciutto per se. Per questo il popolo gli affibiò l'appellativo di "cannaruto".

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