sabato 5 gennaio 2013

L'elettricità nelle lingue europee

L'etimologia della parola elettricità discende elektron, il nome dell'ambra gialla in greco antico visto che, come risaputo,  l'ambra ha la proprietà di elettrizzarsi per strofinio.

In quasi tutte le lingue europee, italiano incluso, la traduzione di elettricità ricalca quella greca: electricity (inglese), electricidad (spagnolo), Elektrizität (tedesco), électricité (francese), elektricitet (svedese), elektřina (ceco), electricitate (rumeno),  elektricitet (croato),  elektryczność (polacco), elektriciteti (albanese), elektromosság (ungherese), elekter (estone), elektrisitehta (sami settentrionale) e così via.

Non mancano però le eccezioni.
In finlandese si usa la parola sähkö, un neologismo coniato da Samuel Roos nel 1845 basandosi sui verbi sähähtää (sibilare) e säkenöidä (brillare, luccicare, scintillare).

Vista la familiarità con l'ambra gli islandesi hanno pensato bene di scartare il termine greco per andare direttamente all'origine. In islandese infatti l'elettricità è chiamata rafmagn e deriva da raf (ambra) e magn (energia).
Per quanto riguarda il gallese, sebbene sia usato anche il lectric, il neologismo proposto fu trydan che oggi pare più usato nei termini derivati. Sembra che trydan derivi da try-, un prefisso intensivo, e tân (fuoco). Immagino che il bretone tredan abbia la stessa origine.

Anche nella lingua basca mi sembra di aver capito che argindar, il neologismo proposto, abbia vita dura rispetto al prestito elektrizitate, di uso più comune. Mi sembra argindar sia stato coniato a partire da argi (luce, luminoso).

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