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domenica 9 agosto 2020

Se lo conosci non ti lascia più

"Ma una parola in napoletano (e lo dico solo perché è il mio dialetto, ma varrà anche per gli altri dialetti) può essere spiegata spesso soltanto con giri di frasi, combinazioni ed esempi complicati. Perché scuitato è più preciso, profondo, malinconico, rabbioso, trionfante, di quanto possa essere qualsiasi sinonimo faticoso.

[...]

Ma se un dialetto lo conosci, lo parli o lo hai parlato, opera un attaccamento agli organi interni che poi non sparisce più. Cioè, esiste anche quando non lo adoperi, si confonde con la lingua che parli e che scrivi, forse cerca di guidarti o addirittura di manipolarti."



(Francesco Piccolo, Se lo conosci non ti lascia più Lo senti anche quando non c’è, La Lettura, 9.08.2020)

giovedì 21 maggio 2020

Una lingua senza saliva

"L'italiano è una lingua senza saliva, il napoletano invece tiene uno sputo in bocca e fa attaccare bene le parole. Attaccata con lo sputo: per una suola di scarpa non va bene, ma per il dialetto è una buona colla."
(Erri De Luca, Montedidio)

venerdì 27 giugno 2014

La lingua degli affetti

"Il dialetto è sempre la lingua degli affetti, un fatto confidenziale, intimo, familiare. Come diceva Pirandello, la parola del dialetto è la cosa stessa, perché il dialetto di una cosa esprime il sentimento, mentre la lingua di quella stessa cosa esprime il concetto.
A me con il dialetto, con la lingua del cuore, che non è soltanto del cuore ma qualcosa di ancora più complesso, succede una cosa appassionante. Lo dico da persona che scrive. Mi capita di usare parole dialettali che esprimono compiutamente, rotondamente, come un sasso, quello che io volevo dire, e non trovo l’equivalente nella lingua italiana. Non è solo una questione di cuore, è anche di testa. Testa e cuore."

         Andrea Camilleri

martedì 18 giugno 2013

Sul dialetto milanese

"Il milanese è realmente il linguaggio di un popolo dal cuore aperto, bonario, inclinato alla benevolenza verso ognuno, amante della buona tavola e in generale di tutti i piaceri del senso, lieto, proclive alla sguaiataggine più che alla vera arguzia, ricco di un buon senso alla mano.
Un linguaggio fine il milanese non si potrebbe dire: efficace, è di sicuro. Il popolo che lo parla ci si riflette dentro tutto quanto, colle sue virtù e colle sue debolezze: di gran lunga più numerose le prime – si permetta di dirlo ad uno non nato all'ombra del Duomo – che le seconde."

tratto da "Il dialetto milanese", Pio Rajna, 1881

venerdì 7 giugno 2013

Le nebbie del crai

 "In questa landa atemporale, il dialetto possiede delle misure del tempo più  ricche che quelle di alcuna lingua; di là da quell'immobile, eterno crai, ogni  giorno del futuro ha  un suo proprio nome. Crai è domani, e sempre; ma il giorno dopo domani è pescrai e il giorno dopo ancora è  pescrille; poi viene pescruflo, e poi maruflo e maruflone; ed il settimo giorno è maruflicchio. Ma questa esattezza di termini ha più che altro un valore di ironia. Queste parole non si usano tanto per indicare questo o quel giorno, ma piuttosto tutte insieme come un elenco, e il loro stesso suono è grottesco: sono come una riprova  della inutilità di voler distinguere nelle eterne nebbie del crai."

Tratto da 'Cristo si è fermato a Eboli' di Carlo Levi (1945).